home     chi siamo     la malattia     la ricerca     la sicurezza     news      prevenzione e cultura      links     leggi la posta

 

Dall'articolo del National Geographic - Vol. 187, n. 6 - June 1995
Testo di Joe M. Swerdlow- senior writer
Fotografie di Joe McNally
Titolo originale: Quiet miracles of the brain
Traduzione di Eugenia Fontanella

I miracoli silenziosi del cervello

Infinitamente più complesso di ogni congegno che sia mai stato inventato, il cervello è l'essenza di ciò che ci rende umani. I vasi sanguigni, mostrati nell'angiogramma qui a destra, nutrono tre libbre di delicati tessuti. Miliardi di cellule misteriosamente regolano il nostro corpo, traggono insegnamenti dalle esperienze di tutta una vita, e raccolgono ricordi e pensieri unici per ognuno di noi.
Aristotele credeva che il centro del pensiero fosse nel cuore e che il cervello servisse per calmare il corpo.
Le persone assonnate penzolano il capo in avanti, diceva, perché il peso del cervello spinge la testa in basso. Ora ciò ci fa sorridere ma molti esperti non più tardi della fine del 19° secolo concordavano con Aristotele.
In verità però noi conosciamo molto poco di queste tre libbre di materia che ci rendono esseri umani.
Non c'è da stupirsi visto che il cervello umano con i suoi miliardi di cellule, è l'oggetto più complesso che ci sia nell'universo. Tuttavia abbiamo raccolto più dati negli ultimi dieci anni che in tutta le epoche precedenti, grazie alle tecnologie che hanno permesso ai ricercatori di penetrare nel cervello umano e di esaminare il suo funzionamento a livello sub-cellulare…

La causa più comune di grave perdita di memoria, o demenza, è la malattia d'Alzheimer- lesioni del cervello identificate per le prima volta nel 1906 dal neuropatologo Alois Alzheimer.
Questa malattia colpisce tra il 5 e il 10 per cento della popolazione al di sopra dei 65 anni e un quarto o la metà degli ultra ottantacinquenni.
All'origine ci potrebbe essere una mutazione genetica che in realtà influisce solo sul 10 per cento dei casi.
L'Alzheimer precoce, che può comparire intorno ai 40-50 anni, in alcune famiglie è ereditaria.
La malattia d'Alzheimer nelle persone anziane è associata a delle anomalie riscontrate in un gene che produce una proteina, l'apolipo-proteina E, che trasporta il colesterolo nel circolo sanguigno e aiuta a rigenerare le cellule nervose. Nessuno è ancora in grado di conoscere come questa mutazione sia in relazione con i grovigli neurofibrillari e la morte della cellula nervosa.
Anche l'ambiente può essere influente. Studi effettuati su gemelli identici di cui uno ha sviluppato l'Alzheimer e l'altro no, ci offrono una prova ulteriore che l'Alzheimer è una malattia in sé e non è una inevitabile conseguenza dell'invecchiamento.
Che la malattia sia genetica o ambientale, in entrambi i casi, i principali sospettati nel processo biologico sono la proteina tau che ha un ruolo fondamentale nella formazione dei grovigli che soffocano i neuroni, e la proteina amiloide che si attacca ai neuroni come fosse colla. L'amiloide, si accumula quando i neuroni, per cause sconosciute, iniziano a generarsi in quantità maggiore di quella che il cervello è in grado di espellere, formando le placche.
Non esiste un cura specifica, sebbene Allen D. Roses, un neurologo che dirige, alla Duke University, il gruppo dei ricercatori che hanno scoperto un gene associato all'Alzheimer, affermi: "Tra 10 o 15 anni speriamo di avere un farmaco sicuro che un paziente di 50 anni possa assumere ogni giorno per prevenire il male."
Se vivono abbastanza a lungo , i malati di Alzheimer si dimenticano di come si fa masticare il cibo.
Fino ad allora, la malattia lentamente sottrae parte di quel tessuto che rappresenta l'essere umano. Un cuore malato può essere sostituito, e la vita continua ugualmente, ma il nostro cervello, colmo di un collage di ricordi mutevoli, rappresenta l'individuo. Dice un pastore che lavora da anni con i malati di Alzheimer - "È come se l'anima della persona cambiasse." Egli sta lì, in piedi al fondo di una stanza nel centro di assistenza giornaliera, sede dell'Associazione Alzheimer di Greater Palm Beach, Florida. La stanza è luminosa circondata da comode sedie. Circa 20 pazienti stanno ascoltando un volontario che legge loro il giornale del mattino. Nulla dall'esterno ci fa dubitare della malattia, eccetto che i presenti portano delle targhette col proprio nome e continuano ad essere assorti in se stessi.
"Noi cerchiamo di offrire stimoli mentali," sussurra Mark Cornett dell'Associazione. Io gli mostro una storia apparsa di recente su di un quotidiano. Un anziano di 84 anni, stanco di accudire la moglie malata di Alzheimer, ha ucciso lei e poi se stesso. "Forse le persone si sentono come se stessero perdendo tutto ciò che le rende umane," affermo.
Mark scuote la testa. "Guardati intorno," dice, "c'è ancora molta felicità qui dentro."
I pazienti non ricordano i loro sposi e i loro figli ma ricordano i nomi delle capitali di stato e altre informazioni apprese in giovane età. La memoria a lungo termine è l'ultima ad andarsene. Allo stesso modo, il cervello può codificare la musica in alcune aree che resistono all'Alzheimer.
Tutti uniscono le mani e cantano "I'm looking over a four leaf clover" e "Let me call you sweetheart."
Un uomo mi tocca la spalla. "Hai visto la mia lettera?" chiede, e me la porge.
 

Caro Dave,
sei in un centro diurno di assistenza. Là ci sono molte persone che sono tuoi amici e che si prendono cura di te. Cerca di collaborare con tutti, e così passerai una bella giornata. Passerò a prenderti alle 3.

Janette


Io sto cantando a tutto spiano " when the moon hits your eye" quando Dave mi chiede di nuovo "Hai visto la mia lettera?" Nel momento in cui la conversazione finisce egli non si ricorda più di nulla.
Ciò che mi impressiona di più è la dignità che queste persone riescono a mantenere. Il mio compagno di tavola indossa un abito intero e ha dei baffi ben curati. Il suo sguardo fa supporre che sia stato un uomo d'affari di successo. Ha un timbro di voce onesto e sincero, ma le sue frasi sono incomprensibili. "Per ottenere quello che vogliono ci vuole solo un 20 o 40 per cento di segni, ed è quello con cui si esprimono e poi non esce più niente dalle loro labbra. Se cogli questo aspetto, hai capito."
Io mi consolo pensando che questi pazienti possano dimenticare il loro deterioramento. Ma l'Alzheimer non si può dimenticare: concede sufficiente consapevolezza per tormentare le proprie vittime.
Un uomo batte il capo sul tavolo. La moglie lo guarda, c'è amore sul suo volto. Mi racconta del loro corteggiamento, della crescita dei figli, dei loro affari insieme, e poi, di questo male. "Stiamo parlando di te," gli dice "lo sai?"
"Naturalmente" risponde continuando a picchiare il capo.
"Sua moglie ha voglia di darle un grosso bacio."
Egli le sorride e dice "Lo so." Poi le chiede, "Che cosa mi sta succedendo?"

 



Il gioco dei bambini sconcerta Bea Olshan, una malata di Alzheimer di 76 anni in Florida. "È ormai persa," dice suo marito, Harry. "Si può vedere la tristezza nei suoi occhi."

Nei giorni feriali, Bea frequenta un centro diurno, dove attività quali la visita a una scuola tengono la sua mente attiva il più possibile. …..
 

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 

torna alla pagina prevenzione e cultura

torna alla home page

 

© AIMA Biella  -  2010  -  tutti i diritti riservati  -  sito realizzato dalla tipolitografia maula - biella