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Articolo del 30 novembre 2007
Quei farmaci inutili

Gli inibitori delle colinesterasi, impiegati per ridurre i sintomi del
morbo, non sono efficaci nel ritardarne l’insorgenza. Uno studio dell’Iss
I farmaci impiegati contro i
sintomi del morbo di Alzheimer, gli inibitori delle colinesterasi, sono
inefficaci nel ritardare la comparsa della malattia. Lo ha dimostrato
una revisione sistematica di tutti gli studi clinici disponibili,
compiuta da Roberto Raschetti e dai suoi colleghi del Centro Nazionale
di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto
superiore di Sanità (Iss), pubblicata su Plos Medicine.
“Le indicazioni per cui è
autorizzato l’uso di questi farmaci sono il trattamento dei sintomi
dell’Alzheimer lieve e moderato” spiega Raschetti. “Sebbene recenti
studi abbiano messo in discussione la loro efficacia persino in questi
casi, diversi specialisti e associazioni di pazienti raccomandano e
reclamano il loro utilizzo ‘off label’, cioè al di fuori delle
indicazioni registrate, per la prevenzione della demenza di Alzheimer in
soggetti con deficit cognitivo lieve. Solo in Italia, il 27 per cento
dei pazienti con la cosiddetta Mic (Mild cognitive impairment), una
condizione intermedia tra l’invecchiamento e la demenza caratterizzata
da deficit di memoria, è sotto trattamento farmacologico”.
I ricercatori hanno analizzato
gli studi clinici randomizzati e “in doppio cieco”, in cui, cioè, ai
pazienti con Mic erano assegnati a caso il farmaco o il placebo. Su 157
studi presi in considerazione, ne sono stati poi selezionati 8: tre sul
donepezil, due sulla rivastigmina, tre sulla galantamina. In nessuno di
essi è emersa una differenza statisticamente significativa rispetto al
placebo nel prevenire il passaggio da Mic ad altre forme di demenza più
gravi (tra cui il morbo di Alzheimer). Registrati invece alcuni effetti
collaterali, prevalentemente a carico dell’apparato cardiovascolare e
gastroenterico e, nell’unico studio che registrava i dati sulla
mortalità, sei sono stati i decessi tra chi era in trattamento con
galantamina rispetto a un solo caso tra chi assumeva il placebo.
“L’uso degli inibitori delle
colinesterasi per ritardare l’esordio delle demenze in pazienti con Mic,
visto il rapporto rischio-beneficio, non è giustificato” conclude
Raschetti. Serviranno, però, ulteriori studi, dopo una definizione
puntuale di cosa si intenda per Mic: non c’è infatti accordo sui criteri
per diagnosticarla, né sulla classificazione come fattore di rischio o
patologia a sé stante. Le persone con Mic sono considerate ad alto
rischio di sviluppare l’Alzheimer, tuttavia, in molti casi, la sindrome
regredisce spontaneamente. Il problema delle demenze è però
preponderante in termini di sanità pubblica: in Italia si stima
un’incidenza di 38 nuovi casi all’anno ogni mille persone. Nei paesi
dell’Europa Occidentale, ci si dovrà aspettare un incremento del 43 per
cento entro il 2020, del 100 per cento entro il 2040. (mi.m.)
Pubblicato da Galileo, giornale di scienza
e problemi globali il 30 nov.2997 -
Medicina e biotech
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