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Corriere della Sera, 4 maggio 2007
Esercitare la mente protegge dall'Alzheimer
Lo studio fa crescere una «riserva» di energia che rallenta la
degenerazione del cervello.
Alla conferenza annuale dell'Accademia Americana di Neurologia, a
Boston, una nutrita équipe di studiosi e clinici europei ha presentato
ieri un dato importante e sorprendente che, in prospettiva, ci riguarda
tutti.
Detto molto succintamente, esercitare la mente per tutta la vita,
massime quando si comincia a diventare anziani, protegge dalle malattie
degenerative del sistema nervoso, soprattutto dall'Alzheimer,
attualmente la più diffusa nel mondo. Comparando dati anatomici e
funzionali raccolti su 300 pazienti con malattia di Alzheimer e 100
soggetti anziani che presentavano soltanto lievi disturbi di memoria,
questi scienziati del San Raffaele di Milano, unitamente a colleghi di
Colonia, Manchester, Liegi, Brescia e Firenze, hanno dimostrato
differenze tra pazienti con alto livello di educazione ed elevata
attività occupazionale durante la vita, rispetto a quelli con bassa
educazione e basso livello occupazionale.
In sintesi, i primi arrivano a presentare le caratteristiche cliniche di
decadimento cognitivo tipico della demenza più tardi e soltanto quando
la loro attività metabolica cerebrale si è significativamente ridotta.
Lo stesso avviene per i soggetti con lievi deficit di memoria, dove la
cosiddetta «riserva funzionale» offre anche un ritardo nella
progressione verso la malattia di Alzheimer nei soggetti in qualche modo
predestinati.
Le misure sono state effettuate con una tecnica complessa e dispendiosa,
ma oramai corrente nei migliori ospedali, chiamata tomografia ad
emissione di positroni (in gergo PET). L'attività biochimica del
cervello viene così visualizzata in tempo reale, in ogni dettaglio.
Tale metodo ha fornito precisi dati sulle differenze tra individui nella
capacità di fronteggiare gli effetti dell'invecchiamento. Come ben
sappiamo, alcuni «invecchiano» meglio di altri, soprattutto per quanto
riguarda le capacità cognitive. Alcune persone hanno miglior memoria,
migliore ritenzione dei dettagli, migliori capacità decisionali ed
esecutive, maggiore facilità di linguaggio.
Un'ipotesi che cerca di spiegare queste differenze è la cosiddetta
ipotesi della «riserva funzionale». Così me la spiega la professoressa
Daniela Perani del San Raffaele, principale autrice di questo lavoro:
«Il nostro cervello è una macchina con grandi possibilità plastiche,
cioè con intrinseche capacità di aumentare le connessioni e lo specifico
utilizzo dei vari sistemi neurali a seconda delle attività motorie o
cognitive svolte. Ben sappiamo, ad esempio, che un pianista, un
musicista, hanno un aumento delle connessioni nelle aree uditive e
motorie del cervello».
Quanto all'ipotesi, oggi confermata, che esista una «riserva
funzionale», Perani la precisa dicendomi: «L'espressione significa
proprio quello che dice, cioè che può formarsi nel nostro cervello una
riserva, un potenziale di funzioni che può essere attivato e accresciuto
durante tutto il corso della vita a partire dalla prima infanzia. La
scuola, l'educazione, l'attività intellettuale e occupazionale, tutto
potrebbe contribuire alla crescita della riserva, aumentando le
connessioni tra i neuroni, le cosiddette sinapsi».
Questa riserva può veramente proteggerci dall'invecchiamento e dalle
malattie degenerative del cervello? La risposta, alla luce dei dati
appena presentati è netta, e molto incoraggiante. Daniela Perani,
infatti, aggiunge: «Ebbene sì, la riserva funzionale potrebbe costituire
una potente barriera, un fattore limitante o ritardante. Il nostro
studio multicentrico europeo che ha visto coinvolti cinque centri
universitari che si dedicano allo studio delle demenze e
dell'invecchiamento, inclusa l'Università Vita Salute San Raffaele di
Milano, ha dimostrato in vivo, con tecniche all'avanguardia come la PET,
la presenza di questa riserva funzionale. Questi sono dati biologici a
conferma della presenza di una riserva funzionale costruita durante una
vita mentalmente attiva».
Aggiungo io, allora, precipitiamoci ad iscrivere lo zio, la nonna e noi
stessi ai più avanzati corsi serali di logica e di filosofia. La scienza
ci conferma che davvero non è mai troppo tardi.
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