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Articolo del 13 Marzo 2009
Scoperta una mutazione genetica
che insieme provoca e protegge dalla malattia di Alzheimer
Il numero di Marzo 2009 della rivista SCIENCE pubblica uno studio sulla
malattia di Alzheimer che ha importanti implicazioni sia nell'ambito
delle conoscenze genetiche che della terapia. La studio è stato
realizzato da ricercatori della Fondazione Istituto Neurologico Carlo
Besta, diretti da Fabrizio Tagliavini, e dell'Istituto di Ricerche
Farmacologiche Mario Negri, diretti da Mario Salmona, con la
collaborazione di colleghi dell'Università degli Studi di Milano e del
Nathan Kline Institute di Orangeburg, New York. La ricerca è stata
finanziata dal Ministero della Salute e dalla Fondazione CARIPLO
progetto "Guard".
Il gruppo ha scoperto la presenza di una mutazione nel gene che codifica
la proteina βAPP (la proteina precursore dal cui taglio si origina il
frammento chiamato β-amiloide, che aggregandosi è responsabile dei danni
neuronali caratteristici della malattia di Alzheimer), che quando viene
ereditato da entrambi i genitori (soggetto omozigote) provoca la
malattia di Alzheimer ad esordio precoce, mentre quando viene ereditato
da un solo genitore (soggetto eterozigote) fornisce, paradossalmente,
una protezione dalla malattia.
La scoperta è importante perchè fornisce conferma a processi biochimici
già osservati in vitro (es.: Molecules that Target beta-Amyloid - Cliff
I. Stains et al. – ChemMedChem – [1] ), ma soprattutto perchè può
portare alla elaborazione di una terapia efficace per l’Alzheimer.
La ricerca è nata da un soggetto che non rientrava negli schemi
consueti: era giovane (39 anni), era affetto da Alzheimer in forma
avanzata e non presentava familiarità per la malattia.
Dopo 4 anni di indagini si è scoperto che il soggetto era portatore
della mutazione su entrambi i geni, mentre nessuno dei parenti che erano
portatori della mutazione su un solo gene era ammalato, compresa una zia
di 88 anni.
Cellule del soggetto malato e dei parenti sani, osservate in vitro,
hanno mostrato la presenza di due frammenti diversi di β-amiloide: se
sono presenti esclusivamente i frammenti prodotti dal gene mutato questi
aggregano rapidamente in amiloide tossica, mentre con la presenza
contemporanea dei due frammenti diversi la stessa proteina mutante rende
instabili gli aggregati ed impedisce la formazione di amiloide tossica.
La proteina è molto piccola (formata da 6 unità) e se prodotta
artificialmente potrebbe avere buone probabilità di viaggiare nel
circolo sanguigno e raggiungere il cervello e per questo fornire una
nuova strategia terapeutica.
A questo scopo si stanno producendo topi transgenici portatori della
malattia per sperimentare in vivo quanto osservato, ma precisa lo stesso
Tagliavini: “I tempi sono lunghi, perché in questi modelli animali le
lesioni si sviluppano dopo molti mesi e occorre osservarli per oltre un
anno prima di poterli utilizzare. Se tutto va bene, dovranno passare
almeno cinque anni prima di poter avere un farmaco. Ma questo è già un
inizio promettente per una malattia attualmente incurabile”
Riportiamo infine il riepilogo della pubblicazione dal sito dalla
rivista.
Journal reference: Science (DOI: 10.1126/science.1168979) [2]
A Recessive Mutation in the APP Gene with Dominant-Negative Effect on
Amyloidogenesis
Giuseppe Di Fede, Marcella Catania, Michela Morbin, Giacomina Rossi,
Silvia Suardi, Giulia Mazzoleni, Marco Merlin, Anna Rita Giovagnoli,
Sara Prioni, Alessandra Erbetta, Chiara Falcone, Marco Gobbi, Laura
Colombo, Antonio Bastone, Marten Beeg, Claudia Manzoni, Bruna
Francescucci, Alberto Spagnoli, Laura Cantù, Elena Del Favero, Efrat
Levy, Mario Salmona, Fabrizio Tagliavini
β-Amyloid precursor protein (APP) mutations cause familial Alzheimer's
disease with nearly complete penetrance. We found an APP mutation
[alanine-673valine-673 (A673V)] that causes disease only in the
homozygous state, whereas heterozygous carriers were unaffected,
consistent with a recessive Mendelian trait of inheritance. The A673V
mutation affected APP processing, resulting in enhanced β-amyloid (Aβ)
production and formation of amyloid fibrils in vitro. Co-incubation of
mutated and wild-type peptides conferred instability on Aβ aggregates
and inhibited amyloidogenesis and neurotoxicity. The highly
amyloidogenic effect of the A673V mutation in the homozygous state and
its anti-amyloidogenic effect in the heterozygous state account for the
autosomal recessive pattern of inheritance and have implications for
genetic screening and the potential treatment of Alzheimer's disease.
Science, 13 March 2009.
[1]
http://www.chem.arizona.edu/faculty/ghos/group.dir/Stainsetal_ChemMedChem.pdf
[2]
http://www.sciencemag.org/cgi/reprint/323/5920/1473.pdf?maxtoshow=&HITS=10&hits=10&RESULTFORMAT=&andorexacttitleabs=
and&fulltext=fabrizio+tagliavini&andorexactfulltext=and&searchid=1&FIRSTINDEX=0&resourcetype=HWCIT
Franco Ferlisi - AIMA Biella
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