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Gennaio 2008

 

Alzheimer ed Etanercept, una nuova cura?


Un farmaco, l'Etanercep , sembrerebbe avere degli effetti positivi sui sintomi dell'Alzheimer già dopo dieci minuti dalla sua somministrazione. La notizia è comparsa in questi giorni (Gennaio 2008) sulle pagine del Journal of Neuroinflammation.

Nell'ambito di uno studio condotto da alcuni ricercatori della "University of California at Los Angeles" e della "University of Southern California" il farmaco è stato somministrato, tramite un'iniezione nel midollo spinale, ad un inglese di 81 anni affetto dalla malattia di Alzheimer in grado lieve. Secondo quanto riportato nell'articolo, già dopo dieci minuti la memoria dell'anziano sembrava nettamente migliorata.

L'Etanercept è un farmaco già conosciuto da anni, negli USA è disponibile dal 1998 mentre in Italia è arrivato intorno al 2004 con il nome di Enbrel, in fascia H, completamente gratuito ma somministrabile solo attraverso le aziende ospedaliere.
Si tratta di un farmaco inibitore del TNF-alfa ( Tumor Necrosis Factor ) che è una proteina prodotta dal sistema immunitario ed è un importante mediatore in molte malattie, tra cui l’artrite infiammatoria e la malattia infiammatoria intestinale.
Gli inibitori del TNF-alfa sono associati a diverse reazioni avverse gravi a carico del sistema immunitario e dato il loro meccanismo d’azione, è possibile che l’impiego degli inibitori del TNF-alfa a dosaggi medio alti, possa predisporre i pazienti ad un aumentato rischio di tumori, o accelerare il loro sviluppo.
Fino ad oggi l'utilizzo di questo farmaco non aveva però niente a che fare con l'Alzheimer, era infatti utilizzato nella cura dell'artrite rematoide.
Per il momento è comunque assolutamente prematuro ipotizzare un suo possibile utilizzo anche per la cura dell'Alzheimer in quanto saranno necessari ancora numerosi studi.

Sono state pubblicate numerose ricerche secondo le quali il "fattore di necrosi tumorale" (TNF, Tumor necrosis factor) potrebbe essere coinvolto nell'Alzheimer. Questa particolare proteina è già conosciuta da tempo in quanto è una delle principali cause dei danni articolari infiammatori. Per questo motivo gli esperti hanno pensato che il farmaco già utilizzato nella cura dell'artrite rematoide potesse avere degli effetti positivi anche nella cura dell'Alzheimer.

Sebbene la notizia possa essere incoraggiante per il futuro occorre avere molta cautela: Per il momento la terapia è stata sperimentata su un'unica persona nella quale l'Alzheimer si trovava ad uno stadio iniziale e non si hanno ancora dati in merito alla durata ed alle modalità del "ripristino" della memoria. Questo non vuol dire che i dati ottenuti non siano utili, ma un possibile utilizzo per la cura è sicuramente ancora lontano.

Le notizie vanno interpretate con cautela; Per esempio ci sono stati numerosissimi studi che legavano un'assunzione regolare di antinfiammatori non steroidei (Aspirina, ibuprofene ecc.) ad una minore probabilità di contrarre la malattia di Alzheimer. Studi più attenti tuttavia hanno chiarito che l'assunzione cronica di basse dosi di questi farmaci non riduce le probabilità di contrarre l'Alzheimer. La somministrazione di basse dosi di aspirina, per esempio, ha degli effetti minimi, se non nulli, sul declino cognitivo dei pazienti senza considerare che se la si assume per lunghi periodi comporta un serio rischio di emorragie, specialmente nei pazienti più anziani.
Sicuramente, in determinati casi è giusto decidere di curare una malattia anche di fronte ad effetti collaterali importanti, ma nei casi in cui i benefici siano sicuramente inferiori alle possibili complicazioni è sempre bene evitare determinati farmaci.


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