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La Curcuma per curare Parkinson e Alzheimer: quando la medicina non studia prodotti a basso costo
di Attilio Speciani
Esistono
ormai numerosi lavori scientifici che discutono della azione della
Curcuma nel trattamento delle forme tumorali. Questo tubero dal bel
colorito giallo, che è alla base della preparazione del Curry,
ed è alimento importantissimo nella cultura Indiana, contiene
delle sostanze, chiamate Curcuminoidi, che hanno una sicura azione di
inibizione della crescita tumorale (Kunnumakkara AB et al, Cancer Res.
2007 Apr 15;67(8):3853-61), nel caso di tumori intestinali, pancreatici
e cerebrali. Si suppone però che l'azione di controllo possa
svilupparsi anche su molte altre forme degenerative.
Già
queste proprietà sarebbero sufficienti a rendere la Curcuma
(intensamente utilizzata come alimento in numerose culture orientali,
come quella Indiana) oggetto di studio accurato, ma gli effetti non si
fermano qui. Oltre a una azione antinfiammatoria, antiallergica e di
stimolo alla digestione, che la rendono un perfetto supporto per il
trattamento delle condizioni connesse alle intolleranze alimentari, ne
è stata documentata una potente azione di prevenzione per
malattie come il morbo di Alzheimer e di Parkinson.
È
di certo una bella sorpresa, perchè questa pianta formidabile, i
cui effetti sono ampiamente segnalati sulla letteratura medica (Jagetia
GC et al, J Clin Immunol. 2007 Jan;27(1):19-35. Epub 2007 Jan 9)
potrebbe dimostrarsi utile sia per una efficace prevenzione che per una
valida terapia di alcune malattie neurologiche che rappresentano uno
“spauracchio” per molti nelle popolazioni occidentali.
Inoltre
si tratterebbe di un rimedio sicuramente a basso costo, perchè
l'utilizzo alimentare di questa spezia fa parte della pratica
quotidiana di numerose culture, come quella Indiana, in cui appunto
l'incidenza dell'Alzheimer è tra le più basse al mondo.
E
invece, nonostante le intense potenzialità di applicazione, una
ricerca su Medline inserendo le voci “Curcuma” e
“Alzheimer” porta alla evidenza di soli 6 lavori
scientifici (due dei quali addirittura senza presenza di abstract, il
riassunto che consente ai ricercatori di conoscere il tema della
ricerca senza doversi procurare immediatamente l'articolo originale)
prodotti nel mondo dal 2001 al 2007.
Un numero realmente
esiguo, soprattutto se si confronta questo dato con quello dei 9206
lavori scientifici evidenziabili inserendo nelle chiavi di ricerca
“Alzheimer” e “farmaci”; 461 pagine piene di
articoli che propongono un farmaco o un altro per la terapia di questa
forma degenerativa. Spesso si tratta di farmaci ad elevato costo, di
utilità non chiara, ma ricchi di una forte spinta commerciale.
Ormai sappiamo che la Curcuma non è brevettabile, e che
l'industria rifugge dalla possibilità di fornire alla gente
comune delle soluzioni derivate da sostanze alimentari. I farmaci sono
infatti più gestibili, sul piano commerciale e sul piano del
metodo.
Sarebbe sicuramente devastante per gli interessi di
molte aziende se le malattie potessero guarire semplicemente attraverso
alimentazioni più sane e la scelta di alcuni alimenti o del modo
con cui ci si nutre.
Nell'attesa della improbabile
umanizzazione delle industrie farmaceutiche un sano piatto al Curry
potrà fare bene a noi come ai nostri ospiti.
Dottor Attilio Speciani, allergologo e immunologo clinico 2 ott. 08
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