|
Articolo del 31 gennaio 2008
Scienze e Tecnologie
Sperimentato per curare l'Alzheimer
Il casco che ringiovanisce il cervello
Studio dell'università inglese di Sunderland, già testato sui
topi. «Risultati nuovi, mai osservati prima»

Il casco speciale
MILANO — Non serve al «lavaggio del cervello» né a comunicare
telepaticamente come quei caschi con elettrodi e fili protagonisti di
decenni di filmografia fantascientifica o spionistica. Ma sempre di
casco si tratta. Anzi, i ricercatori inglesi che l'hanno messo a punto
lo chiamano elmetto. «Risana-neuroni». Messo in testa per 10 minuti al
giorno, tutti i giorni per quattro settimane, sembra in grado di
«resettare» i neuroni malati del cervello, come si fa con i computer
ingolfati. E il computer ingolfato in questo caso è il cervello dei
malati di Alzheimer. In otto casi l'elmetto ha fatto regredire i
sintomi. Ora si vedrà (da quest'estate) che cosa è in grado di fare su
altre 100 persone in stadio avanzato di malattia.
Dietro all'idea del copricapo a infrarossi (che irradiano le aree del
cervello «invecchiate » causa dell'Alzheimer) c'è uno studio
dell'università inglese di Sunderland sull'efficacia degli infrarossi
nel migliorare la memoria dei topi. Un «miracolo» tale da autorizzare un
test sull'uomo. Ma prima bisognava creare lo strumento adatto. Un casco
a infrarossi. E a questo ha pensato Gordon Dougal, della compagnia di
ricerca Virulite (sede a County Durham). Onde luminose a bassa frequenza
in grado, secondo gli scienziati inglesi, di stimolare la crescita dei
neuroni. O forse di «attivare» le staminali rigeneratrici dormienti.
Chissà?
Al momento si ipotizza la regressione dei sintomi della demenza
(perdita della memoria e ansia) dopo sole quattro settimane di elmetto.
Le associazioni inglesi dei malati di Alzheimer (le charities) cisperano.
«Una terapia life changing», la definiscono: «Una terapia che ti può
cambiare l'esistenza ». Al tempo stesso, sanno che si tratta di studi
ancora in fase iniziale. Il neuroscienziato Paul Chazot, che ha
contribuito alla ricerca, è sorpreso in positivo: «I risultati sono
completamente nuovi, quanto accaduto sui topi non era mai stato
osservato prima». Parla dello studio di Sunderland: l'esposizione dei
neuroni ai raggi infrarossi ha migliorato le performance dei topi adulti
(la loro memoria) nell'uscire da un labirinto tridimensionale.
«Le implicazioni di quanto osservato — dichiara Dougal — sono enormi.
Penso che in futuro potremmo influire sulla velocità di
invecchiamento dei nostri corpi, arrivando a modificarla». Un elmetto
«ringiovanente »? «In un certo senso. Quello che voglio dire è che noi
invecchiamo perché le nostre cellule perdono il "desiderio" di
rigenerarsi e di ripararsi da sole. Ciò ha come effetto la morte
cellulare e il declino delle funzioni dell'organismo. Per il cervello il
risultato è il decadimento della memoria e il deterioramento della
performance (attività) intellettuale. E se avessimo scoperto una
tecnologia che "dicesse" alle cellule di rigenerarsi da sole?». Gli
infrarossi? «Sì — aggiunge Dougal —. Penso che l'irradiazione con bassi
livelli di raggi infrarossi stimoli la crescita cellulare in ogni tipo
di tessuto e ne favorisca la riparazione».
L'importante, però, è non creare false speranze per i 700 mila
inglesi affetti da demenza (500 mila da Alzheimer), per il milione
di italiani nelle stesse condizioni. «Vero — risponde Dougal —. Ma
attualmente tutto ciò che si può fare nei confronti della demenza è
rallentare la velocità di decadimento. L'elmetto, invece, sembra in
grado anche di annullare parzialmente gli effetti del decadimento».
Mario Pappagallo
Fonte: Corriere della Sera
......................................................................................................................................................................................
torna alla pagina ricerca
torna alla home page
|