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29 gennaio 2007
CORRIERE DELLA SERA.IT - Salute
Miglioramenti anche nella velocità di
elaborazione delle informazioni
L'acido folico aiuta il cervello degli
anziani
Uno studio olandese indica che può «ringiovanire» la memoria se assunto
con regolarità. Importante indicazione per dieta bilanciata
LONDRA - La regolare assunzione di acido folico aiuterebbe a preservare
l'efficienza del cervello negli anziani. Lo suggerisce uno studio
condotto da ricercatori dell'università di Wageningen, in Olanda, e
pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet. Nella ricerca sono
stati coinvolti 800 fra uomini e donne tra i 50 e i 70 anni (tutti con
un basso, ma non pericoloso, livello di questa vitamina nel sangue), che
sono stati suddivisi in due gruppi: al primo è stata somministrata una
dose giornaliera di acido folico di 800 milligrammi (il doppio di quella
raccomandata negli Stati Uniti) per tre anni, all'altro placebo, cioè un
finto farmaco.
AI termine dell'esperimento, sono stati effettuati su tutti alcuni test,
che avrebbero mostrato un «ringiovanimento» della memoria da cinque a
sette anni nel gruppo che aveva preso l'acido folico, mentre per quanto
riguarda velocità di reazione ed elaborazione delle informazioni, gli
anni guadagnati in media erano due.
L'acido folico, presente in carne di fegato, fagioli, spinaci, e in
alcuni frutti, e normalmente aggiunto negli Stati Uniti alla farina,
potrebbe quindi, secondo gli autori della ricerca, contribuire alla
riduzione del rischio del decadimento cerebrale che si verifica con
l'invecchiamento.
Alle donne è consigliato assumere acido folico durante i primi mesi di
gravidanza per prevenire problemi come la spina bifida, una
malformazione del sistema nervoso.
SORVEGLIARE L'ALIMENTAZIONE NELL'ANZIANO - «Non ho ancora potuto leggere
con attenzione lo studio» commenta Stefano Cappa, professore di
neurolopsicologia all'Università Vita e Salute - San Raffaele di Milano,
interpellato da Corriere.it. «Si può dire comunque che esistevano già
dati a favore di un possibile effetto protettivo dell'acido folico sulle
funzioni cognitive nell'anziano, ma si riferivano a studi di dimensioni
esegue, al contrario di queste». «Inoltre» prosegue l'esperto, «la
pubblicazione su una rivista importante come Lancet dovrebbe deporre a
favore della serietà dell'esperimento».
Possibile conseguenze pratiche? «Presto per parlarne, però, se è forse
prematuro suggerire suggerire immediatamente un incremento nella dieta
di acido folico, si può però al mento sottolineare che questi risultati
rinforzano l'indicazione di sorvegliare il meglio possibile
l'alimentazione negli anziani, assicurandosi che sia sufficientemente
variata e dotata di tutti i necessari nutrienti, acido folico compreso»
Anche perchè spesso gli anziani, per problemi di masticazione,
digestione e anche solitudine, sono particolarmente esposti al rischio
di un'alimentazione sbilanciata o carente.
Luigi Ripamonti
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