|
Anno VI, Numero 51 - 28 aprile 2005
© Science Adv 2005
http://www.science.it - http://www.dementia.it
EDITORIALE
RISO AL CURRY CONTRO L'ALZHEIMER?
La curcumina è ampiamente utilizzata a basse concentrazioni per colorare
di giallo i cibi e a dosi più elevate nella medicina ayurvedica
tradizionale indiana, in genere come estratto della curcuma. La curcuma
è una pianta della famiglia delle Zingiberaceae. Le radici e il rizoma
della Curcuma longa L. vengono schiacciate fino a ottenere la polvere di
curcuma. Questa polvere è impiegata in tutto il mondo come condimento -
è il principale ingrediente del curry - e come fonte di curcumina (la
curcuma è composta per circa il 5% da curcumina). Basta una rapida
occhiata a qualsiasi sito Internet dedicato ai rimedi erboristici per
notare che alla curcumina è attribuita una lunga lista di proprietà e
azioni farmacologiche, già studiate o ancora oggetto di studio: la
curcumina avrebbe, tra l'altro, azioni antitumorali, antiartrosi,
antinfiammatorie, anticoagulanti, antiossidanti, antiepatotossiche,
antimicrobiche e consentirebbe di prevenire la perdita di memoria e la
malattia di Alzheimer. Insomma, sarebbe la panacea di tutti i mali, il
perfetto integratore alimentare...
Una simile presentazione, però, fa torto alla curcumina. Una ricerca su
Medline mostra infatti quanto siano numerosi gli articoli di elevata
qualità pubblicati sulle attività biologiche della curcumina (diferoil
metano). Inoltre, il sito ClinicalTrials.gov segnala che è in corso il
reclutamento di pazienti in due studi di fase II sull'impiego della
curcumina nel tumore pancreatico e nella malattia di Alzheimer (Phase II
Trial of Curcumin in Patients with Advanced Pancreatic Cancer -
http://www.clinicaltrials.gov/ct/show/NCT00094445: Phase II,
Double-Blind, Placebo-Controlled Study of the Safety and Tolerability of
Two Doses of Curcumin C3 Complex versus Placebo in Patients with Mild to
Moderate Alzheimer' s Disease - http://www.clinicaltrials.gov/ct/show/NCT00099710).
Relativamente al razionale per l'impiego della curcumina nell'Alzheimer,
voglio citare uno studio recentemente pubblicato da Yang et al.
(http://www.jbc.org/cgi/content/abstract/280/7/5892) che rivela come la
curcumina possa disaggregare beta-amiloide. Gli autori dimostrano non
solo che la curcumina si lega a beta-amiloide e ne previene
l'aggregazione, ma anche che è in grado di marcare le placche amiloidee
in sezioni cerebrali di pazienti Alzheimer e topi Tg2576 (topi
transgenici utilizzati come modello della malattia di Alzheimer). In
vivo, la curcumina, iniettata a livello periferico nel topo Tg anziano,
attraversa la barriera ematoencefalica e si lega alle placche. Inoltre,
gli autori sono riusciti a mostrare che i topi transgenici, con avanzata
accumulazione amiloidea, se alimentati con curcumina presentano una
riduzione dei livelli di amiloide e delle placche. Si tratta senza
dubbio di dati che supportano il razionale dello studio clinico
menzionato sopra.
Che cosa ci insegna questa storia? Siamo esposti a una valanga di
informazioni, spesso non controllate, che continuamente indicano nuovi
potenziali farmaci e rimedi naturali per varie malattie. La tentazione è
di rigettarle senza troppi complimenti, ma come scienziati dobbiamo
renderci conto che talvolta vi sono effettivamente delle interessanti
attività biologiche, meritevoli di ulteriori indagini: è il caso, ad
esempio, della curcumina. Allo stesso tempo, però, dobbiamo essere
critici e decisi; dobbiamo educare le persone, dicendo loro che
dall'osservazione originale allo sviluppo e all' approvazione di un
farmaco passano alcuni anni, durante i quali la promozione di semplici
rimedi naturali, così frequente su Internet, si basa spesso più su
ragioni commerciali che scientifiche.
Prof. Stefano Govoni
Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Applicata,
Università degli Studi di Pavia
http://www.unipv.it/balto98/itabase.htm
......................................................................................................................................................................................
da "Specchio" di "La Stampa" del 25 novembre 2006
PREvisioni

Il curry mette il turbo al cervello
Per il suo colore giallo intenso è stata definita lo "zafferano delle
Indie".
E' la radice della Curcuma Longa, ingrediente principale di spezie
asiatiche ormai popolari anche in Occidente quali curry e - per
l'appunto - la curcuma.
Stando a uno studio dell'Università di Singapore, il suo valore però va
ben oltre il contributo gastronomico alla preparazione di piatti dal
forte sapore orientale. La curcumina, il principio attivo della Curcuma
Longa, sembra infatti fungere da vero e proprio "turbo" delle facoltà
mentali, soprattutto nelle persone avanti negli anni, quando cioè le
placche amiloidi iniziano a preparare il terreno all'Alzhzeimer.
Sottoponendo a un test per le funzioni cognitive un migliaio di asiatici
di età compresa fra i 60 e i 93 anni non ancora colpiti dall'Alzheimer,
i ricercatori hanno visto che quelli che consumavano piatti a base di
curry in modo regolare o quantomeno occasionale davano risultati
nettamente migliori rispetto a chi ne faceva uso raramente o mai. Il che
- ipotizzano gli scienziati - è da ricondurre alla funzione
anti-ossidante della curcumina sulle placche amiloidi apripista della
demenza senile,
"la cosa interessante", ha commentato Tze-Pin Ng, a capo del team di
ricercatori, "è che sembra basti anche un consumo al più saltuario di
curcumina per godere di tale beneficio sulle facoltà cognitive.
Un sacrificio tutto sommato sopportabile anche da chi è avverso al
sapore pungente del curry.
......................................................................................................................................................................................
torna alla pagina ricerca
torna alla home page
|