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Postato Mercoledì, 11 aprile 2007
Un'altra complicazione
diabetica: il morbo di Alzheimer
Medicina e salute
DI MICHAEL LEMONICK
Time
Gli epidemiologi hanno notato già da diverso tempo una possibile
correlazione tra il diabete di tipo 2 – quello che è associato
all’obesità, e che spesso compare in età adulta – e il morbo di Alzheimer.
Ora, un certo numero di studi molto recenti presentati ad una grande
conferenza sull’Alzheimer tenuta a Madrid ha rafforzato questo legame. In
uno di questi studi alcuni ricercatori svedesi hanno osservato 1173
persone oltre i 75 anni, concludendo che chi è affetto da diabete di tipo
2 – ovvero iperglicemia cronica – è nel 70% dei casi più facilmente a
rischio di sviluppare l’Alzheimer rispetto a chi ha i valori glicemici
nella norma.
Un altro studio effettuato negli Stati Uniti ha esaminato 22.852 analisi
mediche sul diabete di tipo 2 che non riportavano alcun sintomo di demenza
allo stadio iniziale, rilevando che quanto più il livello di glicemia
tendeva ad essere alto, tanto più era elevato il rischio di sviluppare l’Alzheimer.
Diversi altri studi suggerivano, pur in assenza di prove fattuali, che una
certa classe di farmaci antidiabetici chiamati glitazoni potrebbero
ridurre il rischio di Alzheimer.
Non emerge ancora chiaramente il motivo per cui il diabete e l’Alzheimer
dovrebbero essere correlati. Una possibile spiegazione può essere che
l’insulina in eccesso che l’organismo produce per cercare di controllare
il tasso di glicemia possa infiammare i vasi sanguigni - il che
spiegherebbe anche come il diabete generi vari tipi di cardiopatie. Ma se
da un lato non è ancora stato stabilito con certezza che cosa succede, il
risultato può contenere in sé una notizia buona e una cattiva. La cattiva
notizia è che il diabete di tipo 2 si è esteso in maniera allarmante,
parallelamente ad un popolo americano che nell’ultima ventina d’anni è
diventato sempre più obeso - il che significa che l’epidemia dell’Alzheimer
che è prossima a dilagare come semplice risultato dell’invecchiamento di
tutta la generazione Baby Boom potrebbe imperversare molto più di quanto
ci si possa immaginare. La buona notizia è che se si va più a fondo nella
comprensione di quali siano le cause precise dell’Alzheimer - o anche
individuando da vicino una causa possibile - i dottori potrebbero essere
in grado di evitare questa piaga in tempo prima che la generazione Baby
Boom arrivi all’età di 70 e 80 anni.
Michael D. Lemonick
Fonte: http://www.time.com
Link: http://www.time.com/time/health/article/0,8599,1215243,00.html
17.07.2006
Traduzione per
www.comedonchisciotte.org a cura di RUGGERO ORLANDI
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